Segnali di cambiamento
Scritto da Massimo Bambara   
Martedì 26 Ottobre 2010

Vincere a Napoli non è mai facile.
Il Napoli di quest’anno poi è signora squadra che presenta un tridente offensivo di prim’ordine e buone individualità generali oltre a un tecnico che lavora molto sui dettagli e vive le partite con un’intensità e un alone quasi da Mourinho dei poveri.
Cambia la formazione rispetto a Madrid ma cambia soprattutto la mentalità.
Non si sbaglia l’approccio mentale e si conduce in porto una partita importante seppur con le giuste sofferenze finali.
Boateng dà più sostanza al centrocampo e Robinho a fare la scheggia impazzita è difficilmente controllabile da qualsiasi difesa.
E’ un Milan concettualmente diverso. Si aspetta meno la palla, si aggrediscono invece gli spazi, si pressano gli avversari a inizio azione, si alterna un possesso palla ragionato a verticalizzazioni improvvise.
La strada appare tracciata.

E’ chiaro che perdi qualcosa come possesso con una formazione così, ma acquisti inevitabilmente qualità che la contemporanea presenza in campo di tre palleggiatori eccelsi ma poco dinamici ti nega.
E’ mia opinione che il Milan migliore dal centrocampo in su debba presentare esattamente gli stessi uomini di Napoli, fatta eccezione per Ambro che deve alternarsi a Gattuso nel ruolo di mediano.
Tuttavia in ottica europea opterei per una disposizione diversa sul campo con Boateng avanzato, Robinho e Pato esterni d’attacco.

Un 4-2-3-1 che in fase difensiva può anche diventare 4-4-2, ma che dà l’opportunità alla squadra di avere una rapidità di gioco eccezionale su tutte le palle in uscita dalla difesa.
Un modulo più consono al palcoscenico europeo che richiede grande talento unito al sacrificio.
Il limite per molti può essere Pato e una sua fase difensiva inesistente.

Io però sono del parere che se anche Zarate nella Lazio modifica il suo anarchico modo di stare in campo per esigenze di squadra lo possa fare anche Pato.
E’ un’idea che nasce dalla voglia di vedere il Milan protagonista anche in Europa.

Da tre anni infatti non siamo più detentori di una mentalità europea nelle coppe. E’ necessario dunque fare un salto di qualità in questo senso e capire che il calcio moderno si è evoluto verso squadre con molto talento funzionale a un’idea di calcio, disponibile sempre al sacrificio.
Da Napoli si va via con tre punti. Ma anche con delle certezze in più
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