Mi chiedevo...

Era l'ottobre del 2008, e sul nostro blog pubblicai un pezzo:

http://milanday.blogspot.com/2008/10/ma-dove-e-galliani-2.html

Mi chiedevo tante cose: equivoci ancora irrisolti e dilemmi ancora dilanianti, prendendo spunto dall'archiviazione della posizione di Adriano Galliani nell'ambito del processo penale, in corso a Napoli, e nato dalle propaggini di Calciopoli.
Personalmente arrivavo ad ipotizzare che qualcosa era stata volutamente nascosta, e non solo per motivi squisitamente sportivi.
A distanza di un anno e mezzo, la domanda più pressante, quella più angosciante, ha finalmente trovato risposta.

Perchè non sono mai saltate fuori le intercettazioni telefoniche relative ad esponenti dell'Inter?
Perchè erano state insabbiate, cestinate, occultate, accantonate
.

Considerate prive di alcuno spunto valido per proseguire le indagini su quel fronte.
E chi l'ha deciso?
Chi ha considerato priva di importanza, ad esempio, una conversazione telefonica durante la quale Paolo Bergamo, all'epoca designatore arbitrale, confortava Giacinto Facchetti, a quei tempi presidente dell'Inter, dicendogli:
Vedrai, questa partita la vinciamo insieme”?

Quello che voglio capire, non è tanto se certe conversazioni avessero o meno rilevanza penale, o di slealtà sportiva, no, non è questo.
Io voglio solo sapere chi è che ha deciso che poteva essere diffusa la chiacchierata tra Meani e Rodomonti con al centro del contendere un trapianto di capelli, e non quella di Massimo Moratti che parlando con l'onnipresente Bergamo raccoglie confortanti buone predisposizioni da parte dell'arbitro Bertini nei confronti della sua squadra.
Adesso che qualche nodo, e sappiamo che non sarà l'unico, sta venendo al pettine, è opportuno chiarire alcuni punti fermi, in vista di un'estate che rischia di diventare una replica di quella del 2006.

Partiamo con un presupposto chiaro.
Il rispetto nei confronti di chi non c'è più, è doveroso e sacrosanto.
Ma ciò non toglie che la voce incisa su un nastro, e quindi non rivelazioni non comprovabili, debba essere tenuta nel giusto conto.
Giancinto Facchetti, che la sua anima riposi in pace, parlava regolarmente al telefono con Bergamo, e addirittura con Massimo De Santis, il braccio armato arbitrale di quella che è stata definita la Combriccola romana.
Un fatto certo, e quanto meno paradossale, se si tiene in considerazione la circostanza per cui, lo stesso arbitro di Tivoli, venne querelato dalla famiglia Facchetti quando riferì che anche l'allora presidente dell'Inter parlava con lui.
Dunque, anche la squadra più onesta del calcio italiano usava il cellulare.
E lo usava per chiamare arbitri e designatori.
E' un fatto ormai certo e assodato.

L'esercizio di stile che vi invito adesso a fare è molto semplice: confrontate quanto è uscito finora su Facchetti e Moratti, con quanto al tempo uscì, e ancora oggi esce, su Meani.
E se qualcuno ha buon cuore e tempo, mi faccia la cortesia di spiegarmi le differenze, perchè a pagina 46 della Settimana Enigmistica non le ho ancora trovate!

E' chiaro che tutta questa burrasca, in via Durini, è quanto mai inopportuna.
Con la semifinale di Champions alle porte, tutto ci voleva tranne un avvocato impertinente che scova 171 mila telefonate imboscate, e le divulga così, a rate, promettendo il gran finale direttamente in aula, il prossimo 13 aprile.
E siamo tutti belli in poltrona, già in attesa di ascoltare cosa avrà da raccontare.
Anzi, da fare ascoltare.

Intanto, però, un'ultima precisazione, che sia ben chiara a tutti: il Milan ha già pagato.
Con 38 punti complessivi di penalizzazione, a fronte di una responsabilità oggettiva in un tentato illecito sportivo.
Fare emergere nuove cose su Meani, non serve pressochè a nulla.
Quanto a Galliani, con l'aria che tirava quattro anni fa, sono praticamente certo che se tra quelle 171mila telefonate ci fosse stato qualcosa di più compromettente di un quasi pornografico: “spinga, spinga!” sarebbe già stato reso noto.

Tocca ad altri pagare, adesso.
Ed è un dovere del nostro calcio che tutti rispondano delle proprie azioni.
Anche quelli che giravano con uno smoking bianco, su cui però, adesso, le macchie risultano particolarmente evidenti...


Guglielmo Mastroianni
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