Ibra o Van Basten?
Scritto da Guglielmo Mastroianni   
Giovedì 02 Dicembre 2010

Il dibattito appassiona, e come tutte le cose che appassionano, finisce col dividere i tifosi.
Da una parte i sostenitori nostalgici, quelli de "Il Milan di Sacchi era un'altra cosa..."; dall'altra, i fieri Ibraisti, convinti che un giocatore come lo svedese, non abbia eguali.
E' chiaro, il presente è sempre più luminoso e vivo del passato, che si sostiene sui ricordi.
Pur tuttavia, un minimo di parallelismo lo si può tracciare.

Parto da un presupposto: fin dai tempi in cui giocava nell'Ajax, Ibrahimovic mi ricordava Van Basten.
Nei movimenti, nella struttura fisica, forse suggestione di quel numero sulle spalle.
E mi permetto poi un minimo di distinzione aristocratica: solo chi ha visto giocare entrambi può stabilire un paragone.
E non perchè ne sappia di più.
Semplicemente per il motivo che una giocata, un gol, hanno un'emozione tale solo se le vivi sul momento, in diretta.

Rivedere la cassetta con i cento gol più belli del Cigno di Utrecht potrà anche darci l'idea di quanto fosse forte, quello sfortunato centravanti olandese.
Ma non renderà mai la stessa emozione provata da chi lo ha visto alzarsi in diretta per segnare in rovesciata al Goteborg, o con un tiro al volo impossibile a Dassaev.

Detto questo, francamente, non penso possa stabilirsi chi dei due sia il più forte.
Non servono a nulla pagelle, raffronti o riscontri.
Intanto perchè giocavano a calcio in maniera diversa.
Ibra dà molto alla squadra, l'aiuta a risalire, da solo tiene testa a più difensori.
Ma Van Basten era capace di fare anche il regista, prendere palla a centrocampo, mettere un compagno solo davanti al portiere.

D'altra parte bisogna anche dare atto allo svedese di non avere giocato in quei Milan fine anni 80 inizi anni 90.
Nel Milan di Sacchi e Capello, oltre a Van Basten, c'erano almeno altri 6/7 fuoriclasse. Nel Milan di Allegri, come dice il mio amico Max da Reggio Calabria, di fuoriclasse ce n'è uno, Ibra, un altro paio che potrebbero diventarlo, Pato e Thiago Silva, e uno che non lo è più, Ronaldinho.
E poi tanti ottimi giocatori.
Ma non ci sono i Baresi, i Maldini, i Rijkaard, i Gullit, i Donadoni.

Van Basten era poesia, calcio allo stato puro, emozione fresca.
Ibra è potenza, reattività, carattere.
Forse più simile a Sheva, che al Marco olandese.
Al cui solo pensiero, ancora oggi, a distanza di anni, mi piange il cuore, per una carriera finita troppo presto.

Ecco, forse è proprio questo il distinguo più importante.
Van Basten ha praticamente smesso di giocare a 28 anni, Ibra ne ha già uno in più, e ci auguriamo, ancora tanti davanti.
Su questo penso potremmo essere tutti d'accordo: nessun giocatore è riuscito a lasciare un solco così profondo nella storia del calcio, in relativamente così poco tempo, come ha fatto Marco Van Basten.
Che per me, e vale solo per me, è sempre stato e sarà sempre il più grande di tutti

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