For you from England
Scritto da Manuel Olivo   
Sabato 23 Ottobre 2010

Eccomi pronto per questa mia nuova avventura.
Mettiamo subito le cose in chiaro, sono milanista fino al midollo ma il mio compito sarà raccontarvi il calcio inglese e il calcio italiano visto da qui, da Londra.

Si, perché da un po’ di mesi mi sono trasferito in Inghilterra per la classica esperienza di vita che mi ha dato la fortuna di trovare lavoro in un negozio che vende solo materiale calcistico, in pratica vendo e personalizzo le magliette di tutto il mondo, tutte tranne una, quella dell’altra squadra di Milano non la posso nemmeno toccare!
Fortunatamente il mio capo comprende...

Seguo  costantemente il Milan da qui e quel genio di Roberto Cavassa mi aggiorna quotidianamente tramite facebook sulle news che sente a Milan Channel.

Qui a Londra invece simpatizzo per Carletto Ancelotti e un po’ per il Fulham, ma la mia grande fede si chiama Southampton.
Purtroppo siamo precipitati in League 1, la nostra Lega Pro 1, ma il mio attaccamento è rimasto intatto.
Probabilmente qualcuno di voi si chiederà il perché di questa mia passione, il merito è dell’amore viscerale per uno dei più grandi talenti che il rude calcio inglese abbia mai sfornato: Matt Le Tissier.

Nella mia adolescenza, come la maggior parte dei ragazzi in Italia, giocavo a calcio nella squadra della mia città e quando non mi allenavo cercavo qualsiasi partita facessero vedere in televisione.
Un giorno capitai su Telepiù, trasmettevano il Southampton, in quel periodo in Premier League, e rimasi folgorato da questo spilungone con un destro che incantava.
Disputò più di 400 match nei Saints e non cedette mai alle lusinghe degli squadroni inglesi perché per lui il calcio era divertimento, ed a Southampton, lui era Il Calcio, e se i tifosi lo vedevano in qualche pub a buttarsi giù un po’ di birre nessuno gli diceva niente.
Disputò anche partite in nazionale, fu titolare nella vittoria dell’Italia a Wembley con gol di Zola su assist di Billy ma non ebbe mai un grande feeling con i Three Lions, addirittura la federazione britannica gli impose di perdere peso, pena l’uscita dal giro delle convocazioni.
Per molti questo giocatore aveva dei limiti caratteriali, un immaturo, un ingenuo, per me un genio.

Grazie a lui mi sono innamorato del calcio inglese.
Non sono l’unico visto che anche il sommo Luca Serafini condivide con me questa passione per i Saints, la cosa mi onora e un po’ mi consola anche … non sono l’unico pazzo!

Purtroppo questa settimana l’eco degli incidenti di Genova è arrivato fin qui, e la frase che mi sento ripetere in continuazione è “dovete fare come noi!”.
Eh già perché in Inghilterra hanno dovuto fronteggiare negli anni ’80 una vera emergenza contro il fenomeno hooligans.
Dopo la strage dell’ Heysel nel 1985 l’allora Premier britannica Margareth Thatcher ritirò tutte le squadre dalle competizioni europee ma attraverso varie restrizioni debellò il fenomeno anche in Inghilterra.
Prima cosa fece ristrutturare tutti gli stadi, eliminò le barriere e impose che fossero posti tutti i seggiolini e posizionate telecamere a circuito chiuso.
Vennero poi responsabilizzate le società affidando loro la sorveglianza all’interno degli stadi attraverso la presenza di steward pagati dai club, istituito il processo per direttissima anche per linguaggi osceni o cori razzisti, zero alcolici e numero verde per la segnalazione di tifosi violenti, senza contare la gogna mediatica a cui furono soggetti gli hooligans.
Tante restrizioni è vero, ma a mali estremi, estremi rimedi.

La prima volta che andai allo stadio fu ad aprile: partita Fulham- Stoke.
Andai al botteghino con la mia carta d’identità, ma acquistare il biglietto fu facile come assistere ad una partita di terza categoria.
Al di fuori di Craven Cottage c’erano solo 4 poliziotti a cavallo e una miriade di steward che controllavano la situazione ma, cosa per me incredibile, vidi le due tifoserie entrare insieme nello stadio, ultras e famiglie, adulti e bambini, all together.  
Tutta un’altra atmosfera.
Dentro non si sgarra, tra il primo e secondo tempo mi presi una birra e, non conoscendo le regole, da perfetto “italiano medio”, pensai bene di portarmi la pinta al mio posto.
Uno steward mi ringhiò alla Gattuso, ci mancava solo mi entrasse in tackle a piedi uniti!
Rido quando sento dire da noi “eh ma questi non sono tifosi” ma io me ne frego che non sono tifosi!
Io quando vado a San Siro vengo controllato da testa a piedi, se porto i boxer o gli slip, ma questi come fanno a portarsi qualunque cosa dentro lo stadio?
Sono convinto che “l’uomo nero” se ci fosse stata Inghilterra-Serbia se la sarebbe vista in TV perché se combinava il casino che ha fatto da noi, qui lo mettevano dentro e buttavano la chiave.

Dalla prossima settimana, e non vedo l’ora, prometto che parlerò di calcio giocato.
Qui ogni weekend è una festa,stadi pieni, tanta birra e in ogni caso tanto spettacolo…
I big match di questa settimana saranno due : Manchester City-Arsenal e Southampton-Oldham!
Speak you soon!

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