Kakà o non Kakà?
Scritto da Massimo Bambara   
Martedì 12 Ottobre 2010

Kakà non è e non sarà mai un argomento normale per i tifosi rossoneri.
Si entra nel religioso, nei sentimenti più profondi e radicati del tifoso, ci sono parole di facciata e questioni in sospeso.

Rivedere Ricky al Milan, magari in maglia 22, è una di quelle idee che può spaccare in due la tifoseria.

Perchè i grandi amori portano con se anche grandi strascichi e grandi risentimenti.
Perchè c'è chi ha dimenticato e vuol guardare avanti e chi invece è rimasto fermo al giugno 2009.

Da qualsiasi punto la si prenda, questa storia non avrà mai una verità assolta.

E' possibile quindi solo fare alcune considerazioni di carattere generale, comunque personali, connesse strettamente al mio modo di vedere le cose.

Tatticamente Kakà nasce trequartista per diventare negli anni una seconda punta.
Il Milan di Ancelotti 2008-2009 teneva in panchina Pato, Ronaldinho e Shevchenko per garantirgli il suo calcio ideale.

Ad oggi garantirgli queste condizioni non credo sia più anche solo immaginabile.
Questo è il Milan di Ibra che muta i suoi connotati sui gusti e gli umori dello svedese.

Tecnicamente il giocatore non di discute anche se i suoi pezzi forti, la progressione palla al piede e lo scatto fulminante, sono stati attenuati dai problemi cronici al ginocchio sinistro e da una pubalgia fastidiosa.

Con l'andare degli anni è più facile che renda di più un Ronaldinho piuttosto che un Kakà.
Entrambi hanno perso dinamismo ma il Gaucho è tecnicamente superiore a Ricky ed anche da fermo può essere illuminante.

Fisicamente poi Kakà è un'incognita.
Le condizioni del suo ginocchio rischiano di essere a pieno titolo uno dei segreti di Fatima.
Non si è mai visto un giocatore che sta fermo 4 mesi dopo un'operazione di menisco.

L'aspetto mentale infine riveste una parte determinante.
Secondo me Kakà al Milan rendeva meglio perchè era conscio di essere primadonna e voleva sentirsi tale. Oggi non lo sarebbe più, dovrebbe accontentarsi di un ruolo minore, di una presenza meno da palcoscenico e più da manovale.

Resta un aspetto, quello sentimentale, quasi rituale, del tifoso innamorato che vorrebbe, nell'inconscio, rivederlo sotto i nostri colori.

Ma il sentimento secondo me va a sbattare contro valide e opportune considerazioni che si tramutano tutte in un'unica domanda.
Il vero Kakà esiste ancora?
Io ho molti dubbi...

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