dopo Manchester
Quest'anno siamo partiti per costruire, e secondo me l'abbiamo fatto. Per arrivare a vincere qualcosa poi serve del tempo, soprattutto in Champions League. Ora serve maturità per non farsi abbattere da questa sconfitta".
E’ da questa frase di Leonardo che voglio partire per provare a fare qualche riflessione sul dopo-Manchester.
Il punto di partenza è (e deve essere) l’estate 2009, quando al termine della campagna acquisti nessuno, nemmeno il più ottimista, pensava di poter lottare per la conquista dello scudetto o ancor meno della Champions League.
L’obiettivo della società (per bocca del suo AD) era fissato “nell’arrivare tra le prime tre in campionato e nell’andare il più avanti possibile in Champions”.
Presa in giro?
Tutt’altro!
Visto il cammino fin qui  percorso, direi che la squadra ed il suo tecnico stanno facendo pienamente il proprio dovere.
E’ chiaro che questo non deve esaurire l’argomento, ma al contrario deve essere il punto di partenza per fare un’analisi serena della situazione; in sostanza, non si deve cadere nel facile esercizio di buttare a mare tutto quanto fatto fino ad ora davanti ad una pesante sconfitta come quella dell’Old Trafford, ma, al contrario, proprio  questa batosta deve servire a prendere coscienza della propria reale condizione e, se ce n’è la volontà, provare a migliorarsi.
Questo Milan di Leonardo è una buona squadra, capace di giocare un bel calcio, ma quando fatalmente il livello della competizione si alza, mette in mostra i suoi limiti strutturali.
I due derby contro l’Inter ed il doppio confronto con i Red Devils, da questo punto di vista, vanno di pari passo: di fronte a squadre di un certo lignaggio il Milan non è nè pronto nè attrezzato. Il termine “squadre” non è utilizzato a caso.
Qui faccio riferimento a gruppi forti, a team (come quello di Mourinho e Ferguson) che hanno una vera e propria identità, e non ad un ammasso di giocatori che non ha né capo né coda come il Real Madrid, squadra (o meglio non-squadra) contro la quale abbiamo fatto un figurone.
Il “vorrei ma non posso” rossonero è la conseguenza di un organico insufficiente per competere a certi livelli.
Il Milan ha oggi una rosa dove si può far affidamento su 12 o 13 giocatori al massimo, ma soprattutto dimostra di non poter assolutamente essere in grado di rimediare alle assenze di alcuni dei suoi titolari (della coppia centrale Nesta- Thiago Silva, di Pato, di Pirlo e del Borriello formato campionato).
E’ chiaro che quando viene meno qualcuno di questi, il livello competitivo della squadra scende vertiginosamente.
Si può tranquillamente essere competitivi contro l’80% delle squadre in giro per il mondo (Italia soprattutto), ma quando il cerchio si restringe e ci si presenta al confronto con le squadre più attrezzate bisogna oggettivamente prendere coscienza che il Milan è una squadra di seconda fascia.
Ma questo deve essere il punto da cui partire, e, soprattutto, da qui avremo le prove della effettiva volontà della proprietà di far fare alla squadra un salto di qualità in termini di competitività.
Bisogna fare un’analisi obiettiva della squadra e pesarne correttamente il valore, ed è proprio per questo che sottolineo che non bisogna farsi prendere dal “disfattismo” e dimenticare quello di buono (ed è tanto) che questa squadra è stato in grado di fare.
Questo Milan non va distrutto e rifondato, questo Milan va RINFORZATO, in tutti i reparti, nessuno escluso.
Una prima opera è stata compiuta quando si è deciso di puntare su alcuni ragazzi di belle speranze che si sono dimostrati all’altezza.
Abate, Antonini, Thiago Silva, Pato, Flamini e Borriello sono uomini su cui qualcosa si può costruire, ma non sono sufficienti, specialmente a certi livelli.
L’unica via da intraprendere è quella di aumentare il numero di alternative a disposizione del tecnico, ma soprattutto che queste alternative siano di qualità.
Ciò che una squadra competitiva non si può permettere è di andare all’Old Trafford e trovarsi a dover mettere Ambrosini centrale difensivo perché non si ha in panchina un difensore presentabile da buttare dentro.
Non prendere spunto da questi insegnamenti per il futuro sì che sarebbe come gettare il bambino con l’acqua sporca!
Gianpiero Sabato
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