Ivan, uno di noi...
Scritto da Daniele Mantovani   
Mercoledì 20 Ottobre 2010


La mattina dell’undici ottobre Belgrado era spazzata da un vento freddo.
Il cortile vociante, un bar inneggiante alla Stella Rossa, un fiorire crescente di simboli Serbi.
Dal fondo della strada un gruppo più rumoroso capeggiato da un energumeno, probabilmente già alticcio, rompeva il profilo di un’alba con pochi colori.
Uno stadio vuoto, lontano teatro (30/5/1973) di una delle tante finali perse dalla Juve quando un tulipano spietato (J.Rep) si arrampicò in cielo e rimandò i bianconeri all’inferno.

Inferno, lo scenario che Ivan (l’energumeno di cui sopra) sogna per questo viaggio.
Destinazione Italia, precisamente Genova, precisamente Italia/Serbia.

La Serbia è uno dei pezzettini della vecchia Jugoslavia, nata con tribolazioni mai finite, con desideri di indipendenza di alcuni territori ( Kossovo) e con mille altre vendette a volte datate secoli fa.
Insomma una storia di lacrime e pianto che alcuni giovani pensano di “lucidare a nuovo” con comportamenti violenti, a casa propria e fuori casa.
Ad Ivan non sembra vero di fare di una partita di calcio internazionale il visibile teatro della propria protesta.
Lui è il capo, gli altri seguono; lui è tatuato in modo orrido; lui non ha paura e mentre il pullman taglia il confine non controllato da nessuno, istruisce con canti, saluti romani e “rutti” di ogni genere il suo esercito.

Ivan, nella sua casina, ha un piccolo tv dove cattura da anni le immagini del nostro campionato.
Ha visto che gli ultras sono violenti e cattivi, che in curva si può far tutto, che un tifoso ha fatto sospendere un derby a Roma, che ad un autogrill hanno sperato ad un tifoso, uccidendolo.
Ha visto che chiamiamo negri e facciamo “buuuu” ai giocatori di colore, ha visto che un saluto romano o un pugno chiuso sono la normalità.
Ivan è sicuro che in Italia lo stadio e le zone vicine sono terra di nessuno.

Pertanto quando arriva a Genova, totalmente sbronzo e ancora mai controllato, si avvia verso lo stadio più affascinante d’Italia per traghettare all’interno il materiale bellico per la partita.
Talmente facile l’operazione da risultare in eccitante; meno male che allontanandosi dallo stadio trova una lapide a ricordo di un ragazzo accoltellato e poi morto anni fa da un poco nobile tifoso milanista.
Giulivo il coraggioso Ivan ha la conferma di quanto pensava.

Le ore che precedono la partita sono troppo lente per l’animale serbo, al punto che decide di comprarsi un giornale italiano.
Anche un’anima guerriera come la sua si sorprende: ragazza di 16 anni strangolata dallo zio e dalla cugina; taxista aggredito ed in fin vita da un giovane a cui ha ucciso il cane involontariamente ; donna rumena colpita (poi morta) con un pugno da un delinquente che non sopporta di essere scavalcato on coda per il biglietto; giovane baby-sitter violenta sorellina ( 2 anni) della fidanzata e e e e …
Ivan chiude il giornale.
Forse vorrebbe tornare a casa perché si sente inadeguato pure lui.

Ma è ora del match.
Si arrampica , taglia la rete, urla, beve, dito medio, passamontagna ma braccia tatuate scoperte, minaccia … minacciano: non si gioca.
Obiettivo centrato, tutti parlano di loro, mezzo mondo non sa il perché.
Preso e portato in gabbia, il nostro uomo passa la notte a pochi metri , carcere di Marassi mai così opportuno come dislocazione.

Probabilmente nella tarda mattinata gli va via la sbronza, probabilmente qualcuno lo aiuta con mezzi persuasivi a farsela passare e lui, e un po’ mogio, comincia a pentirsi.
Magari riguardando la cronaca in tv dove scambiano uno storico simbolo politico (le 3 dita) con una possibile sconfitta a tavolino per 3-0 avrà pensato : “ in sto paese pieno di casini prendono me?”
Si, si, Ivan non ha capito che il Bel Paese accetta tangentopoli, un quinto di parlamentari indagati, un giovane su tre disoccupato, il debito pubblico più alto del mondo, 15 milioni di operai che vivono con mille euro al mese … ma non accetta che una partita di calcio venga interrotta.

Adesso Ivan è nei guai e cala il jolly: Mamma aiuto.
E la mamma con cui tristemente vive ancora a trent’anni (già avvisato Brunetta) sentenzia: è il figlio migliore del mondo!

A questo punto niente può più fermarci, Ivan il terribile ha tutti i requisiti per  acquisire la nazionalità italiana.
Non lo ritroveremo in un stadio a godersi la classe immensa di Eto’o, la bellezza di un Milan spolverato e divertente, la ritrovata meravigliosa vena di F.Melo o la squadra più bella d’Europa (il Palermo).
No
Lo ritroveremo pronto per  “il grande fratello” , per farsi intervistare da Barbara D’Urso e per salvare la serata noiosa e disperata di Bruno Vespa.
Grazie Ivan.
Adesso “uno di noi"

CASA MOURINHO
In 9 partite, 7 vittorie e 2 pareggi, dieci gol nelle ultime 2 e tante altre cose.
Ad esempio il comunicato di Zidane che recita “ Lavorerò con Mourinho più costantemente. Come da istruzioni”.
Argomento chiuso.
Ad esempio l’intervista al tecnico della Germania Lowe: “ Ho ritrovato dopo tre mesi Ozil e Khedira. Erano già giocatori ottimi, ora sono sulla strada per diventare immensi”.
Testuale.
E sono tre mesi che lavorano con il tecnico portoghese .
Mica male.
Ultimo sprazzo di vento buono da Madrid.
La mattina di domenica 17 ottobre, allenamento a porte chiuse, si pensa per proteggere disegni e schemi del maestro.
No, allenamento e provini dedicato a 100 bambini di 10 anni fra i quali sceglierne qualche decina.
No a stampa e tv perché: “ a quell’età non si hanno difese, ci si fanno idee sbagliate a vedere tanta gente.
I bambini devono godere della palla che rotola, non conta se dentro o fuori dalla porta del gol”
Testuale.
...e come sempre monumentale
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