Le bombe di Leo
Le bombe di Leo

Personalmente, una delle cose più belle di stagioni come queste, basate sul nuovo corso societario dell’autofinanziamento e dell’occhio attento al bilancio, è accompagnare la crescita del nuovo che avanza, a maggior ragione se si tratta di ragazzi che provengono dal nostro settore giovanile.

Parliamoci chiaro, è bello vedere in pianta stabile nell’undici titolare tre ragazzi provenienti dal settore giovanile (vale a dire Abate, Antonimi e Borriello), sperare che facciano sempre meglio ed incoraggiarli anche nei momenti di difficoltà.

Lo stesso discorso vale per il nostro allenatore Leonardo, grande giocatore prima, ottimo dirigente poi (vi dicono qualcosa gli acquisti di Kakà, Pato e Thiago Silva?) ed allenatore in fase di affermazione oggi.

Siamo rimasti molto sorpresi (favorevolmente) dalla sua conferenza stampa del pre-Bologna, del modo in cui ha “trattato” alcuni decani del giornalismo come Costa ed Ordine e tutti quelli che erano pronti con le loro domande a dare seguito ad una settimana interamente basata su polemiche di vario tipo (Ronaldinho, Seedorf e Berlusconi/Mancini).

Abbiamo scoperto un volto di Leo che non conoscevamo, che abbiamo apprezzato moltissimo e che ci teniamo ben stretto, abituati come eravamo al buonismo di Ancelotti coi media ed alla politica “del non rispondo per questione di stile e per non alimentare polemiche” da parte dei nostri dirigenti (Galliani in primis).

Chi lo conosce bene dice che non c’è nulla di cui sorprendersi, che Leo è così, che quello di sabato scorso è lo stesso tono che Leonardo usa col suo mentore Berlusconi quando ha da dire qualcosa, come in quel famoso 5 Agosto in cui il Presidente si reca a Milanello per mettere fine alla campagna acquisti rossonera.

Eh sì, usò quella faccia lì Leo, perché Berlusconi arrivò con la sola intenzione di confermare Pirlo e basta, e fu lo “yesman” Leo ad imporgli la necessità di comprargli una punta! E stavolta? Cos’è successo? E’ successo che “il nostro” ha approfittato della situazione per perseguire un doppio obiettivo, uno con i giornalisti e l’altro con la squadra.

Partiamo dalla stampa. Ciò che da fastidio sono i modi ed i tempi.
La notizia su Ronaldinho arriva al Corriere già prima del derby, ma il quotidiano aspetta l’esito della partita per tirarla fuori. Il dopo derby, con Dinho che sbaglia anche il rigore, è l’occasione giusta per farlo, ma cosa succede?

Che Galliani, dopo le polemiche scatenate dall’Inter, affida ad Alberto Costa il suo pensiero sul comportamento della società nerazzurra e dei suoi tecnici. Nessun virgolettato, ma un modo per far conoscere al mondo nerazzurro il risentimento dell’AD rossonero.

A quel punto cosa fai? Non puoi sparare sul Corriere la “bomba Ronaldinho”, non sarebbe una mossa saggia vista la disponibilità di Galliani nei confronti del quotidiano milanese.
Così la notizia resta “congelata” fino al nuovo momento propizio!

Si può ragionevolmente pensare che se il tiro di Dinho contro il Livorno non avesse centrato il palo ma fosse andato in rete (e magari il Milan avesse vinto), quella notizia avrebbe continuato a restare nel congelatore.

Ed invece? Ed invece il Milan non vince più, Ronaldinho non segna più (anzi, sbaglia anche i rigori) ed allora per alimentare le polemiche viene fuori la storia della suite, che è vera, ma non nella ricostruzione della giornalista.

Visto il clima che si crea i media vanno a nozze: alla storia di Dinho si aggiunge l’inesistente caso-Seedorf , ed infine ci pensa Berlusconi a completare il quadro con l’intempestiva dichiarazione in Terra Santa sull’acquisto di Mancini.

A proposito Presidente: ma ogni tanto non sarebbe il caso di tacere?
A questo punto il quadro è completo: i problemi del Milan non vengono affrontati dai media sul piano tecnico/tattico/atletico, ma vengono esclusivamente imputati al “casino” che ha investito la squadra e la società.

Da qui l’intervento di Leo, che, non dimentichiamo, di questa società è stato ed è ancora (Fondazione Milan) un dirigente. In primis è il caso di mettere un punto a tutte le voci ed alle polemiche della stampa sui vari “casi” aperti, perché c’è da mettere fine al caos generato che ha infastidito non poco l’ambiente milanista.

Leo decide che è giunto il momento in cui approfittare della sua eccessiva disponibilità al dialogo, su argomenti non tecnici, non è più permesso. In secondo luogo decide di giocarsi “il carico da 11” con la squadra: “io mi espongo volutamente allo scontro con la stampa per difendervi in tutto e per tutto, adesso tocca a voi dimostrare sul campo che tutte le polemiche non esistono, che il Milan non è una squadra che si sta sgonfiando per il contraccolpo del derby, che siete un gruppo compatto e che qualcuno è utile alla squadra a dispetto di quello che pensa il Presidente”.

Purtroppo, c’è da constatare che la squadra vista a Bologna non ci ha messo lo stesso furore che ha messo in mostra il suo allenatore davanti ai microfoni, ma la speranza è che Leonardo sia riuscito a compattare ancora di più un gruppo che fino alla vigilia del derby era considerata una delle squadre più apprezzate del campionato, per lo spettacolo offerto e per le invenzioni tattiche del suo allenatore.

Se è così, che i ragazzi si mettano d’impegno a dimostrarlo fin dai prossimi impegni, anche perché c’è da “legittimare” il comportamento del tecnico davanti al mondo dei giornalisti che, statene certi, sta aspettando i prossimi passi falsi per fare a pezzi Sansone (Leo) e tutti i Filistei (la squadra).


Forza ragazzi, anche perché a noi “le bombe di Leo” sono piaciute un sacco!





di Gianpiero Sabato

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