da che pulpito
Mio nonno mi ripeteva sempre questo detto:
Tu puoi prendere un maiale, pulirlo per bene e tirarlo a lucido….ma stai sicuro che la prima pozzanghera che trova ci si butta dentro!

E’ molto difficile per un vincente imparare a perdere, ma è altrettanto complicato per un perdente imparare a vincere.
L’Inter è riuscita nell’impresa di diventare una delle squadre più antipatiche d’Italia a causa dell’atteggiamento livoroso tenuto dal suo Presidente, da alcuni dirigenti (Paolillo e Oriali) e dai suoi allenatori (prima Mancini e poi Mourinho) ed anche a causa di una stampa che non fa altro che fare sfoggio di servilismo nei confronti della società nerazzurra.

Dopo Calciopoli abbiamo prima assistito alla “legittimazione” del Sig.Moratti a poter dispensare insegnamenti di vita a tutti, ad insegnare al mondo intero ciò che è morale e ciò che non lo è, a dire come ci si debba comportare e come no.
Lo scudetto regalato e l’annientamento della concorrenza a tavolino non erano altro che il giusto risarcimento per chi aveva speso quasi mille miliardi di vecchie lire per non vincere praticamente niente ed aveva dimostrato di non capire nulla di calcio.
Insomma, si è ritagliato su misura la figura del signore e dell’onesto (o se preferite Onestone), salvo poi far vedere il suo vero volto durante un derby, quando ha salutato con il “gesto dell’ombrello” il gol della “squadra più forte del mondo” contro quello che era “un povero Diavolo”.

Incoraggiati da una stampa indegna, i nerazzurri si sono addirittura auto-creati la convinzione assoluta che in Italia possono vincere solo loro, e che ogni tentativo anche solo di contendergli da vicino lo scudetto può essere causato solo ed esclusivamente dal complotto di qualcuno che vuole impedire all’Inter di vincere: eh sì, siamo arrivati al paradosso che se vince l’Inter è una cosa “giusta e normale”, se gli altri si “avvicinano” succede solo perché sono favoriti dagli arbitri.
Ed allora ecco che nell’ambiente interista si comincia a lavorare sulla tattica che gli riesce meglio: quella di gridare al complotto.

Oriali e Paolillo cominciano a parlare di complotti già alla vigilia del derby di ritorno, quando il Milan è a -6 ed ha una partita da recuperare.
Mourinho ed Oriali (che poi devono essere la stessa persona, visto che Oriali non fa altro che fare da megafono al pensiero dello Special-one) stanno cercando di screditare il cammino del Milan, sostenendo che questo avvicinamento dei rossoneri sia “solo ed esclusivamente” dettato dagli aiuti arbitrali.
E’ più comodo usare questa tattica piuttosto che andare a spiegare ai propri tifosi che negli ultimi due mesi sì è riusciti a vincere solo una volta in campionato (a Udine con una sofferenza atroce),  e che la super corazzata è riuscita a segnare solo  6 gol in 630 minuti (1 gol ogni 105 minuti).
Forse è troppo complicato andare a spiegare come sia possibile che la società che fa razzìa sul mercato tutti gli anni abbia praticamente gli stessi punti di una società “che non tira fuori la grana” come quella milanista o di una che non può fare mercato in entrata se prima non fa delle mosse in uscita come quella romanista (strangolata dai debiti della Italpetroli).

Ed allora ecco il signor Oriali presentarsi ai microfoni di Sky e fare delle dichiarazioni farneticanti sui favori arbitrali al Milan ed invitando tutti ad essere onesti.
Che poi, se ci pensate bene, è come se Renato Vallanzasca si presentasse a fare delle paternali e delle accuse a dei bambini che sono stati colti a rubare degli spiccioli in Chiesa.
Perché adesso ci tocca sentire dire certe cose da un soggetto che nel mondo del calcio (e non solo) è ricordato più per questa vicenda qui che per le sue doti da dirigente:
Il Gip del Tribunale di Udine, Giuseppe Lombardi, in data 25 maggio 2006, ha accolto la richiesta di patteggiamento dell'attaccante uruguayano Alvaro Recoba dell'Inter e del dirigente nerazzurro Gabriele Oriali, infliggendo, con sentenza definitiva, la pena di 6 mesi di reclusione ciascuno (sostituita con una multa di 21.420 euro) per i reati di concorso in falso e ricettazione nell'ambito dell'inchiesta sulle procedure seguite per far diventare comunitari giocatori che non avevano antenati in Europa.

E Mourinho?
Si presenta in conferenza stampa a dire che lui si vergogna di allenare in un paese che gli chiede di abbassare i toni e che per aver tenuto questo comportamento ha generato Calciopoli!
Eh certo, lui viene da una scuola dove queste cose non accadono, lui può andare fiero dell’onestà dei portoghesi che si sono sempre distinti per la propria sportività e lealtà, e che quella lealtà possono insegnarla agli altri, soprattutto a noi italiani.
Peccato che nel 2006 sono state inflitte le condanne definitive del cosiddetto scandalo “Fischietti dorati” che ha coinvolto il campionato portoghese.
Le indagini riguardavano il campionato 2003/04 ed hanno coinvolto le due squadre di Oporto: il Porto ed il Boavista.
Lo scandalo si basava sul fatto che i dirigenti di queste società designassero personalmente gli arbitri da inviare nelle partite delle proprie squadre, con la complicità, non solo della classe arbitrale, ma addirittura del presidente del consiglio portoghese Barroso.
La vicenda si concluse con la retrocessione in serie B del Boavista e con una penalizzazione di 6 punti per il Porto. 
A proposito, dimenticavo di dirlo: l’allenatore del Porto era Josè Mourinho!

Insomma, va bene tutto, ma che ci vegano a fare le paternali e le accuse questi personaggi “poco raccomandabili” non possiamo accettarlo.
C’è un limite a tutto anche per il tifoso milanista! 
A questo punto la versione più accreditata è la seguente: non è che per caso cominciano ad aver paura che la stagione possa concludersi con “zeru tituli”?
Eh sì, perché bisognerà che qualcuno spieghi loro che passare gli ottavi di finale non significa aver vinto la Champions.
Gianpiero Sabato
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