Uragano Franklin

Che si dovesse trattare di un giocatore speciale cominciammo ad averne il sospetto assistendo allo “scontro frontale” tra l’allenatore del Milan fresco campione d’Italia ed il suo presidente, contrasto che aveva come oggetto la scelta tra lui, Frank Rijkaard, ed il suo collega sudamericano Claudio Borghi.
Dal momento che il tecnico di Fusignano si era meritato la fiducia conquistando l’11° scudetto milanista, Berlusconi alla fine cedette e decise di accontentare Arrigo Sacchi, e gli comprò il calciatore che avrebbe dato vita al trio tutto Orange che avrebbe portato il Milan in cima al mondo.

Fu proprio con questa storia da “sliding doors” che cominciò la fantastica avventura rossonera di Franklin Edmundo Rijkaard, avventura che sarebbe durata per cinque indimenticabili stagioni.
A dire la verità l’approccio di Franky con la maglia del Milan c’era già stato nell’estate del 1987, quando l’Ajax decise di prestarlo al Milan per disputare il Mundialito per Club.
Nel Milan guidato da Capello destò una buona impressione, ma la curiosità di tutti era puntata su quello che veniva definito “l’erede di Maradona”, e cioè Claudio Borghi, il quale non deluse le attese.
Ma il destino volle che nessuno dei due dovesse rimanere in rossonero, poiché il nuovo Milan di Arrigo Sacchi aveva già scelto i due stranieri per la stagione 1987/88, e cioè Ruud Gullit e Marco Van Basten.
Rijkaard, che veniva da sette anni di militanza nell’Ajax (con cui aveva esordito nel 1980 ed aveva vinto 3 scudetti, 3 coppe d’Olanda ed 1 Coppa delle Coppe), venne ceduto dai lancieri allo Sporting di Lisbona, ma a causa del ritardo con cui venne tesserato, fu girato in prestito agli spagnoli del Real Saragozza.

Nel frattempo la Federazione italiana aveva deciso di consentire il tesseramento di un terzo straniero a partire dalla stagione ‘88/’89, e così il Milan, che aveva appena conquistato il tricolore, doveva scegliere chi affiancare a Gullit e Van Basten.
Per rafforzare una squadra già forte, Sacchi fece cadere la sua scelta su Rijkaard, e così Galliani e Braida partirono alla volta di Lisbona.
Il 27 Maggio 1988, il presidente Goncalvez firmò il contratto di cessione al Milan dell’olandese, mentre fuori dalla sede dello Sporting una folla inferocita chiedeva a viva voce di non cedere il giocatore.
Galliani, Braida e l’avvocato Berruti furono costretti ad andare via scortati dalla polizia, con l’AD rossonero che nascondeva il contratto di acquisto del tulipano nei pantaloni. Sarà, senza ombra di dubbio, uno degli acquisti più importanti della nostra storia.

Prima di cominciare l’avventura in rossonero, Rijkaard partecipò alla vittoria dell’Olanda del Campionato d’Europa disputato in Germania, giocando insieme a Ronald Koeman come centrale difensivo. Ma il Milan non lo aveva acquistato per fare il difensore (anche perché con Baresi e Costacurta eravamo già a posto), ma per fare quello che gli riusciva meglio: il centrocampista.
Rijkaard era il prototipo del centrocampista moderno, un mix perfetto di quantità e qualità. Il fisico imponente gli permetteva di essere un grande intenditore, ma la tecnica e l’intelligenza tattica gli permettevano di essere un punto di riferimento nell’impostazione del gioco.
A tutto ciò si aggiungeva una discreta capacità di essere spesso decisivo in fase realizzativa.

Nel meraviglioso quinquennio milanista, infatti, lasciò il segno indelebile in ogni grande vittoria, diventando tra l’altro “l’uomo delle finali”.
Siglò il gol che a Vienna ci diede la Coppa dei Campioni del 1990 contro il Benfica, siglò una doppietta a Tokyo per la conquista della Coppa Intercontinentale contro l’Olimpia de Asuncion (1990), segnò in finale di Supercoppa Europea contro la Samp nella gara di ritorno giocata a Bologna (sempre nel suo anno di grazia 1990), e timbrò il cartellino anche nella finale di Supercoppa Italiana del 1989 (vinta sempre contro i blucerchiati).
Oltre a ciò, mise il sigillo anche nella mitica semifinale di Coppa Campioni del 1989 vinta per 5-0 contro il Real Madrid  e fu l’autore del gol che alla 32ma giornata del campionato 1991/’92 (Napoli-Milan 1-1) valse la conquista del 12° scudetto.

Ma al di là di queste reti, la prerogativa di Franklin era la continuità di rendimento, la capacità di essere poco appariscente (a differenza dei suoi compagni connazionali) ma sempre presente ed affidabile.
Non esageriamo se diciamo che, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, Rijkaard sia stato il più forte centrocampista in circolazione (tra l’altro, nel 2006 l’Uefa lo ha inserito tra i migliori 50 giocatori europei degli ultimi 50 anni). 
Oltre alle sue doti da calciatore, Rijkaard è stato stimato da tutto l’ambiente del calcio ed amato dai tifosi milanisti per la sua professionalità, per la sua serietà e per la sua compostezza.
In una carriera senza mai “una parola fuori posto”, ricordiamo solo due episodi in cui ha perso la sua proverbiale calma: quando fu espulso per aver insultato Lo Bello nella incredibile gara di Verona che costò al Milan un meritato scudetto, e lo sputo a Voeller nella gara Olanda-Germania dei Mondiali Italiani del ’90.
Due episodi che, tuttavia, non hanno inficiato una carriera straordinaria. Nel 1993 (dopo la conquista del suo secondo scudetto milanista) decise di tornare all’Ajax in quanto aveva voglia di un campionato “meno stressante”, ma il suo apporto per tre anni nell’Ajax di Van Gaal fu ancora pesantissimo.

La sua ultima partita da calciatore la disputò il 24 Maggio del 1995, e nessuno sceneggiatore avrebbe potuto scrivere un finale così incredibile: è una Finale di Coppa dei Campioni e si gioca a Vienna (vi dice qualcosa?), e l’avversario del “suo” Ajax è il Milan, il “suo” Milan. Finisce 1-0 per gli olandesi, ed il gol di Kluivert arriva all’84’ su perfetto assist di “Uragano Franklin” Rijkaard.
Nonostante l’epilogo amarissimo, noi tifosi milanisti quello scherzo del destino glielo abbiamo perdonato sin da subito, in fondo Frank aveva fatto il suo dovere da professionista, come sempre.

Oggi Rijkaard è uno stimatissimo allenatore che ha già un curriculum di tutto rispetto.
Chissà che la famosa regola de “il Milan ai milanisti”  un giorno non ci riporti Frank a Milanello: oltre ad un sogno è una vera e propria speranza!

 
 

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