La fortuna è cieca, ma la sfiga...
Individuato il personaggio a cui dedicare il Terza Pagina di questa settimana, confesso di essermi trovato in grossa difficoltà nello scegliere il titolo del pezzo e, soprattutto, da che parte cominciare.
Si potrebbe puntare l’attenzione sul “destino cinico e baro” che gli ha segnato la vita per sempre, oppure su “quello che sarebbe potuto essere e non è stato” per lui e per il Milan proprio a causa di quel destino di cui sopra; comunque sia, la storia di Gigi Lentini merita di essere raccontata.

Grande il clamore che suscitò il suo approdo in rossonero, sia per le cifre dell’operazione (senza precedenti per quegli anni), sia per il fatto che il duo Galliani-Berlusconi con un autentico blitz lo soffiò alla Juventus dell’Avvocato Agnelli.
La cessione al Milan da parte del presidente Gianmauro Borsano ebbe, anche, la conseguenza di scatenare la protesta degli ultras torinsti, capaci di mettere a ferro e fuoco alcune parti della città per protestare contro la partenza di un grande idolo della tifoseria granata.
Una vicenda, quella della cessione, che avrebbe avuto degli strascichi per oltre un decennio; sembra, infatti, che una parte della cifra pattuita venne versata in nero su un conto svizzero di Borsano .

Di cifre, nell’estate del 1992, ne girarono parecchie intorno a Lentini.
Per strapparlo alla Juventus, il Milan versò la bellezza di 18,5 miliardi di lire per il suo cartellino, mentre al giocatore venne assicurato un ingaggio annuo netto di 4 miliardi: mai nessuno era stato pagato così tanto.
Naturalmente i moralisti dell’epoca si scatenarono su tutti gli organi di stampa, e ci fu anche un piccolo siparietto tra Gianni Agnelli e Silvio Berlusconi, con il patron rossonero che rispolverò la favoletta “della volpe e l’uva” per rispondere al collega bianconero che parlava della “necessità di maggiore equilibrio intorno al mondo del calcio”.
Giusti o sproporzionati che fossero, quei soldi servirono per portare in rossonero uno dei più grandi talenti del calcio italiano di quegli anni.

Gianluigi Lentini (nato a Carmagnola il 27 Marzo del 1969) ricopriva il ruolo dell’ala destra, anche se era in grado di usare indifferentemente entrambi i piedi.
Il fisico possente, la velocità e la capacità di puntare e saltare l’uomo, lo rendevano praticamente imprendibile per i suoi marcatori.
A tutto ciò si aggiungeva anche un discreto senso per il gol.

Cresciuto nelle giovanili de Toro, a 17 anni viene lanciato in serie A da Emiliano Mondonico.
A parte una breve parentesi nell’Ancona (in B nel 88/89), per cinque stagioni è protagonista delle buone stagioni granata, raggiungendo, tra l’altro, nel 1991/92 la finale di Coppa Uefa contro l’Ajax.
L’ottimo livello raggiunto gli ha permesso, inoltre, di vestire già la maglia della Nazionale italiana (esordio il 13/2/1991 a Terni contro il Belgio).

Ormai Gigi Lentini è un calciatore da copertina, e le due big del momento, Juventus e Milan, decidono di volerlo ingaggiare ad ogni costo.
Alla fine, a suon di miliardi, nell’estate del 1992, la spuntano i rossoneri: Berlusconi, dopo l’accordo con Borsano,  lo fa portare ad Arcore in elicottero e gli fa firmare il contratto.
Il Milan di Capello, reduce dalla conquista dello scudetto, è una squadra fortissima, e l’arrivo di Lentini rafforza ancor di più le aspettative ed i sogni dei tifosi milanisti.

Il primo anno di Lentini in rossonero non delude le attese.
In campionato (vinto dal Milan) mette insieme 30 partite e segna 7 gol, impreziosendo il tutto con un gol in rovesciata a Pescara (alla seconda giornata) ed un gol nel suo primo derby con l’Inter con un gran destro a giro all’incrocio dei pali.
Anche la campagna europea non è male: titolare inamovibile di tutte le gare che portano il Milan fino alla finale di Champions disputata, e persa, contro il Marsiglia a Monaco di Baviera.

Nonostante le cose siano andate bene, c’è la sensazione che Lentini possa ancora fare meglio, anche perché la critica, viste le cifre pagate dal Milan, pretende da lui il massimo e non gli perdona nulla.
Gigi comincia alla grande la preparazione estiva della nuova stagione, e nelle prime uscite sembra deciso a disputare una grande annata.
Ma il destino decide di cambiargli la vita per sempre.

Il 3 Agosto 1993, visti i tre giorni di riposo concessi da Capello dopo un torneo amichevole disputato a Genova, prende la sua Porsche per raggiungere Torino.
A causa di una foratura monta il ruotino di scorta, ma, nonostante questo, Gigi è uno che, oltre che sulla fascia, va veloce anche in macchina.
Intorno alle 2 di notte perde il controllo della vettura e si schianta ad oltre 150 km/h: solo l’intervento di un camionista gli salva la vita.

E’ già un miracolo che sia ancora vivo, ma grazie ad una tempra d’acciaio, riuscirà addirittura a tornare in campo per il finale di stagione, ma le cose non saranno più come prima.
Capello lo impiega col contagocce a causa della scarsa affidabilità fisica, ma gli permette di collezionare presenze in modo fargli arricchire il palmares personale (scudetto e Champions).

Per la stagione successiva (1994/1995), lo staff decide di sottoporlo ad una lunga preparazione specifica in modo da recuperarlo completamente, e per il finale di stagione Lentini si presenta tirato a lucido.
Capello sempre più spesso lo impiega da titolare in campionato, e dalla 26ma alla 31ma giornata di campionato “Easy Rider” mette a segno la bellezza di 5 reti in 6 partite.
Il Milan è in corsa anche per la Finale di Champions, ma qui Capello gli dà meno fiducia.
Il 24 Maggio è in programma a Vienna la finale contro l’Ajax, e proprio alla vigilia il Milan perde il suo uomo più atteso, Dejan Savicevic. Lentini, come detto, è in una forma straordinaria, ma nonostante questo, il tecnico friulano non gli dà la maglia da titolare, e per Gigi sarà una doppia delusione: entrerà in campo solo all’85’ (un minuto dopo il gol decisivo dell’Ajax con Kluivert), ed il Milan perderà la Coppa. E’ il segnale inequivocabile che la sua avventura milanista è ormai al tramonto. Mister Capello lo impiega pochissimo anche nella stagione successiva (in totale solo 14 volte), ed il 5 Maggio del 1996 Lentini disputa la sua ultima partita ufficiale con la maglia rossonera (Sampdoria-Milan 3-0).
Lentini non è più un giocatore da squadra Top Mondo, ma può ancora dare il suo contributo in squadre di medio livello.

Nel 1996 va all’Atalanta  guidata dal suo vecchio maestro Mondonico, e disputa un campionato di tutto rispetto (31 gare e 4 gol).
Il richiamo delle origini è fortissimo e così nel ’97 torna ad indossare la maglia del Toro, col quale nella stagione 1998/99, viene promosso dalla B alla A, risultando determinante per la causa granata.
Nel 2000 passa al Cosenza, che però nel 2003 subisce la retrocessione d’ufficio dalla B alla D; nonostante tutto, Lentini resta anche tra i Dilettanti e diventa il capitano dei silani.
Questa forma di inatteso attaccamento lo fa diventare un autentico idolo dei tifosi calabresi.

Oggi il buon Gigi, nonostante abbia compiuto 41 anni, continua ancora a scorrazzare per i campi dilettantistici del Piemonte: sembra quasi che la voglia infinita di divertirsi ancora a correre dietro ad un pallone sia un modo per recuperare ciò che il destino imperscrutabile ha deciso di togliergli molto tempo fa!
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