La sconfitta di Madrid
Scritto da Mario Stefano Schirò   
Venerdì 22 Ottobre 2010

La serata di Martedì, una serata che avremmo voluto tanto raccontare con estasi, con infinita gioia e con un piede e mezzo negli Ottavi di Finale della massima competizione continentale, ci ha invece turbati nel profondo, ci ha dato uno scossone violento e ci ha fatto tornare prepotentemente con i piedi per terra.
Al Santiago Bernabeu, infatti, il Real Madrid di Mourinho ci ha imposto una severissima lezione sotto tutti i punti di vista.

Il risultato finale della partita (2-0 in favore dei blancos) non deve trarre in inganno: i Nostri sono stati letteralmente dominati e messi in crisi da una squadra fresca, giovane, con grande gamba e dinamismo e, al contempo, con un tasso tecnico fuori dal comune.
I vari Ronaldo, Özil, e una formidabile linea mediana composta da Xabi Alonso e Khedira, oltre che ad una difesa ben organizzata, non ci hanno mai consentito di entrare in partita e di giocare come volevamo.

Logico che, al termine di una serata così violenta (da un punto di vista calcistico si intende), le riflessioni siano di casa a Milanello.
In particolar modo, a far riflettere sono anche le parole di quel Mourinho che, pur avendo mille difetti e pur Noi provando astio nei suoi confronti per il suo passato più recente, ha detto una cosa giustissima nel post-partita: “Abbiamo imposto un ritmo troppo veloce per questo Milan”.
E’ proprio da questa frase che i Nostri ragionamenti devono partire.

Innanzitutto, quel che non si deve assolutamente fare, è gettare al vento tutto ciò che di buono abbiamo fatto fino a questo momento, specialmente in Campionato, dove siamo reduci da tre vittorie consecutive e da un gioco che sta pian piano lievitando.
Le analisi, dunque, e anche le critiche, vanno fatte in modo costruttivo, cercando di trovare soluzioni a problemi tattici, tecnici, psicologici.

Partendo proprio dall’aspetto mentale, l’approccio dei Nostri a una gara così difficile, importante e stimolante è stato tutto l’opposto di quanto ci si potesse aspettare anche nella peggiore delle ipotesi: un Milan che è sceso in campo timoroso, che ha iniziato la partita con un baricentro molto basso e che ha consentito agli avversari di schiacciarci nella Nostra metà campo, trovando due gol nello spazio di 60 secondi quando non era trascorso nemmeno un quarto d’ora dal calcio d’inizio.
Sappiamo bene, per Nostra fortuna e per aver vissuto tante di Notti come queste e di sicuro anche più importanti di questa, che in gare del genere non ci si può permettere di scendere in campo con timore, con paura, con un atteggiamento molle e vago, perché altrimenti si rischia di prendere delle imbarcate poderose e insormontabili.
Come dicevamo pocanzi, questo risultato è del tutto riduttivo per quanto visto in campo, dato che il Real poteva, con un minimo di precisione e di cattiveria in più sotto porta, segnare 4 o 5 gol.

Attenzione, non stiamo certo dicendo che sia un gioco da ragazzi andare a Madrid contro il Real e imporre il proprio gioco o ancor più nascondere il pallone agli avversari, ma di certo indietreggiare sempre più ad ogni mareggiata che arriva rappresenta l’estremo opposto ed è una cosa che una Squadra come la Nostra non può certo fare.

Quel che ci sentiamo di dire è che, in partite come queste, dobbiamo essere in grado di sfruttare al meglio ciò che abbiamo, le Nostre qualità che, a mio avviso, vanno oltre ad un attacco formidabile e all’obbligo di giocare con 3 punte.
Una delle Nostre qualità che dobbiamo certamente sfruttare è quella di avere un allenatore che insegna calcio, un tecnico capace e in grado di far assumere alla sua squadra diverse vesti a seconda del palcoscenico da calcare, il che è sinonimo di forza.
Non possiamo permetterci, infatti, contro avversari così forti, di concedere anche solo 2 uomini oltre la linea della palla (Martedì sera ne avevamo addirittura tre).

Andando a vedere infatti come, negli ultimi 3 anni, rispettivamente Manchester United, Barcellona e Inter hanno conquistato la Champions, vedremo una dedizione e una disponibilità unica di tutti gli effettivi.
Campioni del calibro di Ronaldo, Messi, Eto’o che tornano costantemente a dar manforte e che si sacrificano in modo invidiabile per il collettivo.

Sappiamo bene che i Nostri attaccanti non hanno queste caratteristiche nel loro DNA.
Una delle possibili soluzioni, a Nostro modesto parere, potrebbe essere quella di mandare in campo un Milan corto, compatto e, perché no, con in campo una buona dose di dinamismo e di corsa (pensiamo a Flamini o a Boateng).
Forse ci sarebbe meno spettacolo, forse i tre gioielli là davanti non ci sarebbero o ne resterebbero meno, ma probabilmente a beneficiarne sarebbe il collettivo, la Squadra.
Staremo a vedere!
 

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