L'era Sacchi

L’era Sacchi

 

Ci sono due ragioni per definire “quel” Milan il “Milan di Sacchi”.

La prima ha lo scopo di darne una collocazione cronologica, sono i quattro anni che vanno dalla stagione 1987/88 a quella 1990/91, la seconda ragione serve ad indicare quanto quella squadra fosse figlia del proprio allenatore.

Arrigo Sacchi arrivò al Milan l’anno dopo che il suo Parma, che militava in serie B, eliminò il Milan in Coppa Italia mostrando un gioco rivoluzionario.

Berlusconi gli mise gli occhi addosso e decise di giocare d’azzardo ingaggiandolo nonostante l’esperienza dell’allenatore di Fusignano fosse maturata tra le serie minori e, appunto, la serie cadetta.

Le caratteristiche principali del suo gioco consistevano nella disposizione a zona, nel tenere la squadra cortissima, nel pretendere il movimento senza palla e nell’attuazione di un pressing asfissiante. La tattica del fuorigioco era una delle armi difensive principali, anche dal punto di vista psicologico. L’avversaria che va dieci volte in off-side solo nel corso del primo tempo perde fiducia e lucidità, e non sa letteralmente più che fare per provare a rendersi pericolosa.

Gli aspetti che mi colpirono maggiormente furono la capacità di giocare sempre con la medesima mentalità sia che si giocasse a San Siro sia che lo si facesse in trasferta, fosse pure a Madrid contro il Real. Lo scudetto all’esordio fu indimenticabile.

Per me, allora quasi 28enne, i nove anni che erano passati dall’ultimo, quello della stella, rappresentavano un terzo della mia esistenza ma la metà della mia vita da milanista…lo attendevo da troppo tempo.

Anche il modo nel quale si vinse quello scudetto lo rese indimenticabile, dopo un avvio di campionato dei detentori del titolo, il Napoli di Maradona, che sembrava preludere ad un facile bis, il Milan cominciò a macinare gioco secondo i
dettami di Sacchi e massacrò letteralmente i partenopei nello scontro diretto a poche giornate dal termine del campionato effettuando il sorpasso a conclusione di una rimonta entusiasmante.

Negli anni successivi giunsero le due Coppe Campioni consecutive vinte nelle finali contro Steaua e Benfica (da allora nessuna squadra è più riuscita nell’impresa), due titoli mondiali e due Supercoppe Europee (oltre ad una Supercoppa di Lega) a completare un percorso netto clamoroso.

L’unico cruccio fu lo scudetto del 1990 scippatoci dallo stesso Napoli di Maradona, da Rosario Lo Bello, degno figlio di cotanto padre (Concetto) e dal Direttore Sportivo di quel Napoli tale Luciano Moggi.

Certo le idee innovative di Arrigo Sacchi furono determinanti nella stesura del copione di quei quattro anni, ma un ruolo altrettanto importante è da attribuire a coloro che interpretarono con grande maestria il ruolo a loro assegnato dal Maestro romagnolo.

In quei quattro anni si giocarono 196 partite (17.820’) con uno score di 106 vittorie 62 pareggi e 28 sconfitte, 301 reti segnate e 121 subite. In definitiva furono 16 i giocatori che si ritagliarono un ruolo da protagonista, e che, dall’alto della loro grande classe, furono determinanti nel fare la fortuna del loro allenatore, del Milan e di milioni di tifosi rossoneri.

Nella tabella che segue sono specificati i numeri di questi 16 giocatori nell’arco delle quattro stagioni prese in esame:





Nelle tabelle che seguono, sono elencati tutti gli altri giocatori che hanno
contribuito a rendere meravigliosi quei quattro anni.

 

 

 
 



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