Ciao Roberto
Ad inizio anno avevamo orgogliosamente annunciato la sua disponibilità a farsi intervistare da noi per il nostro Terza Pagina grazie alla collaborazione della figlia Carola; gli avevamo già inviato tutto il materiale con le domande e le curiosità per farci raccontare della sua splendida avventura con la nostra maglia, una maglia che ha orgogliosamente portato in giro per il mondo e contribuendo alla conquista di tutto quanto fosse possibile conquistare!
Quelle risposte non sono mai arrivate, a causa di generici “impegni famigliari”……ora abbiamo capito!

Ci ha lasciato  un pezzo di Milan, e questa volta non è una frase di circostanza come spesso accade.
Perché Roberto Rosato ha fatto parte di “quel manipolo” di eroi (eh sì, allora non esistevano le “rose allargate” di oggi) guidati dal Paron Rocco che tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta costruirono uno dei cicli più vincenti della storia rossonera.
Per loro non nacque nessun appellativo mediatico come per gli Immortali e gli Invincibili, ma loro, se ci pensiamo bene, andarono oltre.
Quando una squadra riesce a rendere eterna la filastrocca della propria formazione, allora significa che quella squadra avrà guadagnato l’immortalità: Cudicini, Anquilletti, Schnellinger, Rosato,  Malatrasi, Trapattoni, Hamrin, Lodetti, Sormani, Rivera, Prati.

Se n’è andato in silenzio, così come aveva vissuto tutto il suo post-carriera, perché lui “non era abbastanza diplomatico e non era legato al carro di nessuno”, e poi “non so se sono io ad aver rifiutato il calcio oppure se è il calcio che ha rifiutato me, fatto sta che ormai mi sento fuori dal giro”.
E’ riuscito a diventare uno dei più grandi difensori della storia del calcio italiano (e non solo) senza mai ricorrere alle maniere forti, alle “volgarità” che spesso sono tipiche dello stopper di una volta: lui i grandi attaccanti (e ne ha affrontati tanti) li fermava con le sue doti tecniche, con le sue qualità fisiche, con la grande determinazione e convinzione nei propri mezzi e con un’eleganza fuori dal comune: del resto, per uno nato nello stesso giorno, mese ed anno di Gianni Rivera  (suo grande compagno ed amico) non poteva essere diversamente.

Non si è mai tirato indietro Roberto Rosato, né con la maglia rossonera né con quella della Nazionale, e non l’ha fatto neanche stavolta, affrontando con caparbietà una sfida che alla fine si è dimostrata più grande di lui.
Nell’annoso dibattito sull’immortalità dell’anima, c’è stato qualcuno che ha sostenuto l’idea che l’immortalità un uomo la conquista grazie alle azioni che compie in questa vita e che gli permetteranno di continuare a vivere nella memoria di chi resta: sicuramente mancherà moltissimo ai suoi famigliari, e non potrebbe essere altrimenti, ma i milioni di tifosi milanisti non possono che dire che Baby Face sarà sempre uno di noi, e sarà sempre presente in quel immaginario spogliatoio dentro il quale si trovano tutti i più grandi calciatori che hanno portato in alto il nome della nostra passione più grande, il Milan!
Grazie di tutto Roberto, ciao !

Gianpiero Sabato

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